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Autore: Azienda Agricola La Badiola

Frantoio, Pendolino, Moraiolo e Leccino: le olive dell’olio La Badiola

Quando si parla di olio extravergine si finisce quasi sempre a parlare di “intensità”, di “fruttato”, di “piccante”. Cercheremo di capire come nascono queste tipiche sensazioni. In gran parte arrivano dalle varietà di olivo, che in dialetto da frantoio si chiamano cultivar. Nel nostro olio ce ne sono quattro, tutte toscane, e ognuna ha un carattere ben riconoscibile.

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La vendemmia: un’orchestra di tempi, tra tradizione e tecnologia

Settembre, a San Pancrazio, è il mese in cui tutto il lavoro dell’annata converge in poche settimane decisive. La vendemmia non è un evento unico, ma una sequenza pianificata: ogni varietà, ogni parcella, ogni esposizione ha il proprio momento ottimale di raccolta, e stabilire l’ordine giusto è una delle decisioni più delicate dell’intero ciclo produttivo.

L’ordine di raccolta: perché non si vendemmia tutto insieme

La scelta della sequenza di vendemmia dipende da diversi fattori agronomici ed enologici:

  • Precocità varietale: ogni vitigno ha una propria curva di maturazione. Le varietà a bacca bianca destinate a vini freschi e i rosati raggiungono in genere la maturità tecnologica per prime, seguite dalle varietà a bacca rossa destinate a vini più strutturati.
  • Esposizione e microclima della parcella: filari esposti a sud o su terreni più sciolti maturano prima rispetto a quelli in zone più fresche o con suoli più argillosi, anche a parità di vitigno.
  • Obiettivo enologico: come visto per il Merlot (Rosé vs Riserva), lo stesso vitigno può essere raccolto in momenti diversi in base al risultato che si vuole ottenere — non è solo la pianta a dettare i tempi, ma anche la cantina.
  • Analisi di maturazione: campionamenti periodici in vigna (misurazione di Brix, pH, acidità totale, e valutazione sensoriale di bucce e vinaccioli) permettono di costruire una mappa di maturazione parcella per parcella, sulla base della quale si stila il calendario di raccolta.

Il risultato è un vero e proprio piano logistico-agronomico, che tiene conto anche di variabili pratiche come la disponibilità di manodopera e la capacità di lavorazione in cantina: non si può raccogliere più uva di quanta se ne possa pressare e vinificare correttamente nelle ore successive.

Come si vendemmia oggi

La vendemmia moderna, soprattutto per le produzioni di qualità, si basa su un equilibrio tra meccanizzazione mirata e raccolta manuale selettiva:

  • Raccolta manuale: resta la scelta preferita per le uve destinate a vini di fascia alta o per le parcelle di pregio, perché consente la selezione visiva dei grappoli, l’esclusione di quelli non perfettamente sani, e un trasporto più delicato che riduce l’ossidazione e la rottura anticipata degli acini.
  • Cassette forate di piccola capienza: al posto dei grandi bins, si usa contenitori bassi e areati, per evitare che il peso dell’uva sovrastante schiacci i grappoli sottostanti durante il trasporto.
  • Raccolta nelle ore fresche: si vendemmia spesso all’alba o nelle prime ore del mattino, per portare l’uva in cantina a temperature più basse, limitando l’attività degli enzimi ossidativi e la partenza di fermentazioni spontanee indesiderate prima della pigiatura.
  • Vendemmiatrici meccaniche: utilizzate per volumi maggiori o vini più semplici, oggi sono dotate di sensori ottici e sistemi di selezione che scartano foglie, acini immaturi e materiale non idoneo, riducendo drasticamente il lavoro di cernita successivo.

Come si vendemmiava una volta

Fino a qualche decennio fa, la vendemmia era soprattutto un evento manuale e comunitario, spesso coinvolgendo famiglie e braccianti stagionali per settimane. Alcune curiosità:

  • Assenza di analisi di laboratorio: la decisione sul momento di raccolta si basava esclusivamente sull’esperienza del vignaiolo — assaggio diretto dell’acino, colore della buccia, consistenza del raspo — senza il supporto di rifrattometri o misurazioni chimiche.
  • Trasporto in gerle e cesti: l’uva veniva raccolta e trasportata a mano, spesso a dorso di mulo o con carri trainati, con tempi di trasferimento in cantina molto più lunghi rispetto a oggi, e conseguente maggiore esposizione all’ossidazione.
  • Pigiatura con i piedi: pratica oggi quasi scomparsa nella produzione industriale ma ancora presente in contesti tradizionali/dimostrativi, sfruttava la pressione delicata del piede umano per rompere la buccia senza frantumare i vinaccioli, evitando l’estrazione di tannini eccessivamente amari.
  • Vendemmia scandita dal calendario e dalla tradizione locale, non dai dati: in molte zone la data di inizio raccolta era fissata da consuetudini locali o addirittura da eventi religiosi del calendario contadino, più che da un reale monitoraggio della maturazione.

Tradizione e tecnologia, insieme

Oggi la vendemmia a La Badiola unisce il meglio di entrambi i mondi: la sensibilità e l’attenzione manuale che da sempre caratterizzano la viticoltura di qualità, affiancate dal supporto scientifico che permette di intervenire nel momento esatto in cui ogni parcella è pronta — riducendo il margine di errore che un tempo era affidato solo all’esperienza e all’istinto.

Due vendemmie, una filosofia: il Merlot della Riserva e il Rosé dell’estate

Agosto, a San Pancrazio, è il mese in cui si decide il destino di ogni parcella di Merlot. La scelta del momento di raccolta non è mai arbitraria: dipende dal monitoraggio costante di due parametri chiave — il grado zuccherino e l’acidità totale — insieme alla valutazione organolettica della maturazione fenolica delle bucce e dei vinaccioli.

Il Rosé: vendemmia anticipata e vinificazione in bianco su uva rossa

Per il Rosé, la raccolta avviene in anticipo rispetto alla piena maturazione tecnologica, quando il rapporto zuccheri/acidità è ancora spostato a favore dell’acidità totale (target indicativo: pH più basso, TA più elevata), condizione che preserva la componente aromatica primaria — terpeni e composti varietali responsabili delle note floreali e fruttate.

In cantina si adotta la tecnica della vinificazione in rosa a breve macerazione: le uve vengono pigiate e il mosto lasciato a contatto con le bucce per un periodo limitato (generalmente poche ore), il tempo necessario a estrarre antociani sufficienti a definire il colore, senza però cedere tannini e polifenoli in eccesso. Segue la svinatura anticipata e la fermentazione a temperatura controllata (in genere 16–18°C), condotta in acciaio per preservare freschezza e profilo aromatico primario. Nessun affinamento in legno: il vino è pensato per il consumo entro l’anno successivo alla vendemmia.

Il Riserva: vendemmia tardiva e massimizzazione della maturità fenolica

Per il Merlot da Riserva, la strategia è opposta: si attende il raggiungimento della piena maturità fenolica, non solo tecnologica. Questo significa monitorare non solo l’accumulo zuccherino, ma soprattutto la maturazione dei tannini di buccia e vinaccioli, che devono evolvere da tannini verdi e astringenti a tannini morbidi e rotondi — un processo che richiede tempo aggiuntivo in pianta rispetto al Rosé.

La vendemmia più tardiva comporta una maggiore concentrazione zuccherina (con conseguente grado alcolico potenziale più elevato) e una riduzione dell’acidità totale, bilanciata da una struttura polifenolica più ricca. In cantina, la vinificazione prevede una macerazione prolungata (giorni, non ore) per massimizzare l’estrazione di colore, tannini e precursori aromatici, seguita da fermentazione malolattica per ammorbidire il profilo acido. L’affinamento avviene poi in legno — barrique o botte, a seconda del protocollo aziendale — per un periodo prolungato, che consente micro-ossigenazione, integrazione delle note terziarie e stabilizzazione della struttura tannica.

Due protocolli, un solo vitigno

Il caso del Merlot a La Badiola è un esempio concreto di come lo stesso vitigno, sullo stesso terroir, possa generare profili enologici completamente divergenti in base a due variabili: l’epoca di raccolta e il protocollo di vinificazione scelto. Non si tratta di un compromesso, ma di due percorsi pianificati fin dall’inizio della stagione, ciascuno ottimizzato per il risultato finale desiderato.

Turandot: gli enigmi di Puccini

C’è un filo che lega la campagna intorno a Lucca a uno dei nomi più grandi della musica italiana: Giacomo Puccini. Nato a Lucca nel 1858, il compositore ha respirato fin da bambino l’atmosfera di queste terre, tra i borghi silenziosi, le colline coltivate a vite e ulivo e la luce morbida della Toscana settentrionale che tanto ha ispirato la sua sensibilità musicale.

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Savor Yoga

Giovedì 23 luglio • Ore 18:30

L’esperienza prevede la lezione di yoga nel parco della villa oppure, in caso di pioggia, nel salone superiore del palazzo. La class sarà guidata da Benedetta Palagi , insegnante di yoga con formazione internazionale , che unisce pratica fisica, consapevolezza e ricerca interiore in un’esperienza accessibile e autentica. Per la lezione vi invitiamo a portare il vostro personale materiale necessario.

A seguire, una breve degustazione con una selezione di snack dolci e salati e un calice del vino rosato di nostra produzione.

Informazioni generali
L’esperienza è solo su prenotazione e fino ad esaurimento posti.
È richiesto il pagamento anticipato e la cancellazione è gratuita fino a 3 giorni prima della data dell’evento.
Si prega di comunicare eventuali allergie, intolleranze o altre richieste al momento della prenotazione.
La durata totale dell’esperienza è di circa 2 ore.

Compila il form per inviare la tua richiesta di prenotazione. Ti contatteremo al più presto per confermare la disponibilità e finalizzare la prenotazione.

Si precisa che l’invio del form non è una prenotazione definitiva.



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