
La vendemmia: un’orchestra di tempi, tra tradizione e tecnologia
Settembre, a San Pancrazio, è il mese in cui tutto il lavoro dell’annata converge in poche settimane decisive. La vendemmia non è un evento unico, ma una sequenza pianificata: ogni varietà, ogni parcella, ogni esposizione ha il proprio momento ottimale di raccolta, e stabilire l’ordine giusto è una delle decisioni più delicate dell’intero ciclo produttivo.
L’ordine di raccolta: perché non si vendemmia tutto insieme
La scelta della sequenza di vendemmia dipende da diversi fattori agronomici ed enologici:
- Precocità varietale: ogni vitigno ha una propria curva di maturazione. Le varietà a bacca bianca destinate a vini freschi e i rosati raggiungono in genere la maturità tecnologica per prime, seguite dalle varietà a bacca rossa destinate a vini più strutturati.
- Esposizione e microclima della parcella: filari esposti a sud o su terreni più sciolti maturano prima rispetto a quelli in zone più fresche o con suoli più argillosi, anche a parità di vitigno.
- Obiettivo enologico: come visto per il Merlot (Rosé vs Riserva), lo stesso vitigno può essere raccolto in momenti diversi in base al risultato che si vuole ottenere — non è solo la pianta a dettare i tempi, ma anche la cantina.
- Analisi di maturazione: campionamenti periodici in vigna (misurazione di Brix, pH, acidità totale, e valutazione sensoriale di bucce e vinaccioli) permettono di costruire una mappa di maturazione parcella per parcella, sulla base della quale si stila il calendario di raccolta.
Il risultato è un vero e proprio piano logistico-agronomico, che tiene conto anche di variabili pratiche come la disponibilità di manodopera e la capacità di lavorazione in cantina: non si può raccogliere più uva di quanta se ne possa pressare e vinificare correttamente nelle ore successive.
Come si vendemmia oggi
La vendemmia moderna, soprattutto per le produzioni di qualità, si basa su un equilibrio tra meccanizzazione mirata e raccolta manuale selettiva:
- Raccolta manuale: resta la scelta preferita per le uve destinate a vini di fascia alta o per le parcelle di pregio, perché consente la selezione visiva dei grappoli, l’esclusione di quelli non perfettamente sani, e un trasporto più delicato che riduce l’ossidazione e la rottura anticipata degli acini.
- Cassette forate di piccola capienza: al posto dei grandi bins, si usa contenitori bassi e areati, per evitare che il peso dell’uva sovrastante schiacci i grappoli sottostanti durante il trasporto.
- Raccolta nelle ore fresche: si vendemmia spesso all’alba o nelle prime ore del mattino, per portare l’uva in cantina a temperature più basse, limitando l’attività degli enzimi ossidativi e la partenza di fermentazioni spontanee indesiderate prima della pigiatura.
- Vendemmiatrici meccaniche: utilizzate per volumi maggiori o vini più semplici, oggi sono dotate di sensori ottici e sistemi di selezione che scartano foglie, acini immaturi e materiale non idoneo, riducendo drasticamente il lavoro di cernita successivo.
Come si vendemmiava una volta
Fino a qualche decennio fa, la vendemmia era soprattutto un evento manuale e comunitario, spesso coinvolgendo famiglie e braccianti stagionali per settimane. Alcune curiosità:
- Assenza di analisi di laboratorio: la decisione sul momento di raccolta si basava esclusivamente sull’esperienza del vignaiolo — assaggio diretto dell’acino, colore della buccia, consistenza del raspo — senza il supporto di rifrattometri o misurazioni chimiche.
- Trasporto in gerle e cesti: l’uva veniva raccolta e trasportata a mano, spesso a dorso di mulo o con carri trainati, con tempi di trasferimento in cantina molto più lunghi rispetto a oggi, e conseguente maggiore esposizione all’ossidazione.
- Pigiatura con i piedi: pratica oggi quasi scomparsa nella produzione industriale ma ancora presente in contesti tradizionali/dimostrativi, sfruttava la pressione delicata del piede umano per rompere la buccia senza frantumare i vinaccioli, evitando l’estrazione di tannini eccessivamente amari.
- Vendemmia scandita dal calendario e dalla tradizione locale, non dai dati: in molte zone la data di inizio raccolta era fissata da consuetudini locali o addirittura da eventi religiosi del calendario contadino, più che da un reale monitoraggio della maturazione.
Tradizione e tecnologia, insieme
Oggi la vendemmia a La Badiola unisce il meglio di entrambi i mondi: la sensibilità e l’attenzione manuale che da sempre caratterizzano la viticoltura di qualità, affiancate dal supporto scientifico che permette di intervenire nel momento esatto in cui ogni parcella è pronta — riducendo il margine di errore che un tempo era affidato solo all’esperienza e all’istinto.
